ALEXA GUGLIELMELLI

Alexa Guglielmelli, da Cotronei alla ricerca che usa la luce per leggere l’invisibile

Lavora con strutture così piccole da essere invisibili a occhio nudo e studia il modo in cui la luce può aiutarci a riconoscere molecole presenti nel nostro organismo. Da Cotronei ai laboratori di Losanna e Heidelberg, fino all’Università della Calabria, la storia di Alexa Guglielmelli è quella di una giovane fisica che ha trasformato la curiosità per la scienza in un percorso di ricerca internazionale, scegliendo di continuare a costruirlo nella propria terra.

Ci sono cose che esistono intorno a noi e dentro di noi, ma che i nostri occhi non potranno mai vedere.

Molecole, nanoparticelle, superfici costruite su dimensioni infinitesimali.

È proprio in questo mondo invisibile che lavora Alexa Guglielmelli, fisica di Cotronei che negli anni ha imparato a utilizzare uno degli strumenti più antichi e familiari che conosciamo — la luce — per cercare risposte a domande che riguardano la biologia e la salute.

Per capire quello che fa non occorre conoscere formule o parole come nanofotonica, plasmonica o metasuperfici.

Si può partire da un’immagine molto più semplice.

Immaginiamo una superficie minuscola, progettata in modo tale da reagire diversamente quando incontra determinate molecole. Facciamo passare della luce attraverso o sopra quella superficie e osserviamo come cambia.

Quel cambiamento può diventare un segnale.

E imparare a leggerlo significa provare a riconoscere sostanze presenti anche in campioni biologici con una precisione sempre maggiore.

Una parte importante del lavoro di Alexa nasce proprio da qui.

Da Cotronei alla Fisica

Prima dei laboratori internazionali e delle pubblicazioni scientifiche c’è naturalmente un percorso di studio.

Alexa frequenta il Liceo Scientifico di San Giovanni in Fiore e poi sceglie Fisica all’Università della Calabria.

Consegue la laurea magistrale con 110 e lode, concentrandosi già sulla biofisica: il punto nel quale le leggi della fisica incontrano molecole, proteine e sistemi biologici. Nel suo lavoro di laurea studia, ad esempio, l’interazione tra una delle proteine più importanti presenti nel sangue umano e un farmaco comunissimo come l’ibuprofene.

È l’inizio di un percorso nel quale Fisica e vita biologica cominceranno a intrecciarsi sempre di più.

Segue il dottorato di ricerca all’Università della Calabria, realizzato anche in collaborazione con CNR-NANOTEC, e il suo interesse si sposta progressivamente verso un campo affascinante: comprendere come minuscole strutture e nanoparticelle possano interagire con la luce e come questa interazione possa essere utilizzata in campo biomedico.

Quando la luce può trasformarsi in calore

Durante il dottorato Alexa lavora anche sulle nanoparticelle d’oro.

Non si tratta naturalmente dell’oro come lo immaginiamo nella vita quotidiana. Quando un materiale viene ridotto a dimensioni estremamente piccole può mostrare proprietà molto particolari.

Tra queste c’è la capacità di interagire con la luce e trasformarne una parte in calore.

L’idea studiata dalla ricerca biomedica è utilizzare questo fenomeno in modo controllato, ad esempio per sviluppare nuove strategie nelle quali il calore venga prodotto proprio là dove serve.

Alexa partecipa a studi sull’impiego di nanoparticelle biocompatibili e sulla cosiddetta terapia fototermica, lavorando anche su modelli relativi al glioblastoma.

È in questi anni che il suo percorso comincia anche ad attraversare i confini italiani.

Losanna: imparare guardando oltre

Tra il 2018 e il 2019 Alexa trascorre un lungo periodo di ricerca all’École Polytechnique Fédérale de Lausanne, EPFL, in Svizzera, uno dei grandi poli europei della ricerca scientifica e tecnologica.

Lavora nell’Optics Laboratory e nel Center for MicroNanoTechnology, approfondendo lo studio di strutture microscopiche capaci di guidare la luce e delle loro possibili applicazioni biomediche. L’EPFL la indica ancora oggi tra gli alumni del proprio laboratorio di ottica.

È uno dei passaggi che danno alla sua formazione una dimensione internazionale.

Ma non sarà l’unico.

Negli anni successivi arriveranno collaborazioni, conferenze e nuove esperienze all’estero. Nel 2024 Alexa trascorre anche un periodo come visiting researcher all’Università di Heidelberg, in Germania, lavorando sulla biofunzionalizzazione delle piattaforme utilizzate per il rilevamento molecolare.

Losanna, Heidelberg, Parigi, Zurigo e altri luoghi della ricerca internazionale entrano così nel suo percorso.

Il punto di riferimento, però, rimane la Calabria.

Tornare a guardare le molecole attraverso la luce

Dopo il dottorato Alexa prosegue infatti la propria attività all’Università della Calabria, all’interno del Nanoscience Laboratory for Human Technologies, dove si concentra sempre di più sui biosensori ottici.

Ed è qui che arriviamo a uno degli aspetti più interessanti della sua ricerca.

Alcune molecole esistono in due forme che possono sembrare identiche, ma non lo sono.

Per comprenderlo possiamo guardare le nostre mani.

La mano destra e la mano sinistra sono speculari. Sembrano uguali, eppure non possono essere sovrapposte perfettamente.

In chimica accade qualcosa di simile con le cosiddette molecole chirali.

La differenza può sembrare minuscola, ma per il nostro organismo può essere importantissima: due versioni della stessa molecola possono infatti comportarsi in modo differente.

Per questo riuscire a distinguerle con precisione può avere applicazioni significative nella ricerca biomedica e farmacologica.

Alexa lavora proprio alla costruzione di sensori capaci di riconoscere queste differenze attraverso la luce.

Ed è forse qui che un campo apparentemente lontanissimo dalla vita quotidiana diventa improvvisamente molto più comprensibile.

La luce non serve soltanto a vedere.

Può diventare uno strumento per leggere informazioni che i nostri occhi non riescono a percepire.

Il Premio L’Oréal-UNESCO “For Women in Science”

Nel 2025 questo percorso ottiene uno dei riconoscimenti più importanti.

Alexa Guglielmelli viene scelta tra le sei vincitrici italiane del Premio L’Oréal-UNESCO “For Women in Science – Young Talents Italia”, programma internazionale nato per sostenere e valorizzare le donne impegnate nella ricerca scientifica.

Il progetto con cui viene premiata si chiama BIO-META – Biointegrated Metasurfaces for Chiral Liquid Biopsy.

Il titolo è complesso, ma l’idea può essere raccontata in maniera molto più semplice.

Alexa vuole sviluppare superfici minuscole e altamente sensibili capaci di utilizzare la luce per riconoscere determinate molecole all’interno di fluidi biologici.

L’obiettivo è contribuire allo sviluppo di tecniche di analisi sempre più precise e meno invasive, capaci un giorno di ottenere informazioni importanti attraverso campioni biologici senza ricorrere necessariamente a procedure più complesse.

Per Alexa quel premio non rappresenta soltanto un riconoscimento al lavoro già svolto.

Nel commentarlo ha parlato di un incoraggiamento a continuare il proprio percorso di ricerca «con passione, determinazione e responsabilità».

Tre parole che, in fondo, raccontano bene anche tutto ciò che è venuto prima.

MANTIS, una nuova sfida

Il percorso non si ferma al premio.

Alexa diventa Principal Investigator, cioè responsabile scientifica, del progetto MANTIS, finanziato dal Fondo Italiano per la Scienza.

Ancora una volta al centro ci sono biosensori estremamente sensibili, luce e fluidi biologici.

MANTIS punta infatti a sviluppare nuove piattaforme ottiche capaci di individuare molecole all’interno di campioni complessi, cercando contemporaneamente di superare uno dei problemi tipici di questi dispositivi: evitare che altre sostanze presenti nel campione interferiscano con la misurazione.

Tradotto in poche parole:

riuscire a riconoscere il segnale giusto anche in mezzo a tantissimo “rumore”.

È una sfida che Alexa affronta oggi non più soltanto come componente di un gruppo di ricerca, ma coordinando un proprio progetto scientifico.

Una scelta che porta di nuovo alla Calabria

E qui la sua storia assume un significato particolare anche al di fuori del laboratorio.

Le esperienze internazionali avrebbero potuto rappresentare le tappe di un percorso destinato progressivamente ad allontanarsi dalla Calabria.

È accaduto qualcosa di diverso.

Nel giugno 2026 Alexa Guglielmelli ha preso servizio all’Università della Calabria come ricercatrice nel settore della Fisica applicata alle scienze della vita.

La sua chiamata è avvenuta nell’ambito delle procedure riservate dall’Ateneo a studiosi vincitori di programmi di ricerca di elevata qualificazione.

Dopo gli anni della laurea, del dottorato, delle esperienze in Svizzera e Germania, delle collaborazioni internazionali e dei riconoscimenti, il luogo nel quale continuare a costruire la propria ricerca rimane quindi l’Università della Calabria.

Non è un dettaglio secondario.

Perché racconta una forma diversa di Cotronei nel mondo.

Non necessariamente quella di chi parte e costruisce la propria vita definitivamente altrove.

Ma quella di chi entra in una rete scientifica internazionale, attraversa laboratori e università europee, porta il proprio lavoro sulle riviste scientifiche e nei congressi e, nello stesso tempo, contribuisce a costruire ricerca di alto livello qui, in Calabria.

Dalla ricerca all’insegnamento

Nel percorso di Alexa c’è anche un altro filo che merita di essere ricordato.

La scienza, per lei, non è rimasta soltanto dentro un laboratorio.

Negli anni ha partecipato ad attività di divulgazione rivolte a studenti e bambini, alla Notte dei Ricercatori e a laboratori sulle nanotecnologie e sull’interazione tra luce e materia. Ha inoltre svolto attività didattica universitaria in corsi di biofisica e fisica applicata alla medicina.

Per un periodo ha insegnato anche Matematica e Fisica al Liceo Classico Pitagora di Crotone.

È quasi l’altra faccia della ricerca.

Prima provare a comprendere qualcosa che ancora non conosciamo.

Poi provare a spiegarlo agli altri.

Guardare molto lontano partendo da ciò che è piccolissimo

Oggi il curriculum scientifico di Alexa Guglielmelli comprende numerose pubblicazioni internazionali, attività di ricerca tra biofisica, nanoscienze e fotonica, periodi trascorsi in importanti laboratori europei e progetti nei quali la luce viene utilizzata per interrogare la materia su scale che non possiamo nemmeno vedere.

Ma forse, per raccontare davvero la sua storia, non servono i titoli delle pubblicazioni.

Basta tornare all’immagine iniziale.

Una ragazza di Cotronei che sceglie di studiare Fisica.

Che impara a osservare ciò che è troppo piccolo per essere visto.

Che parte per Losanna, lavora a Heidelberg, incontra gruppi di ricerca internazionali e poi continua a costruire il proprio percorso in Calabria.

E che oggi guida una ricerca nella quale un fascio di luce può diventare un modo per distinguere una molecola da un’altra.

È difficile immaginare due scale più lontane.

Da una parte un piccolo paese della Sila.

Dall’altra strutture grandi pochi miliardesimi di metro.

Eppure, dentro la stessa storia, finiscono per incontrarsi.

Perché Cotronei nel mondo non significa soltanto raccontare chi è andato lontano.

Significa anche raccontare chi ha saputo guardare lontano, confrontarsi con il mondo e riportare conoscenze, esperienze e opportunità nella propria terra.

Alexa Guglielmelli lo sta facendo attraverso la ricerca.

Studiando l’invisibile, senza perdere di vista il luogo da cui tutto è cominciato.

Fonti e approfondimenti
Cotronei nel mondo

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