
Giuseppe Barilaro, il fuoco, la materia e una casa portata nel mondo
È cresciuto a Cotronei, ha trasformato il legno, il fuoco e le ferite della materia nel proprio linguaggio artistico e ha portato le sue opere dalla Calabria alla Cina, dall’Iran agli Stati Uniti. Ma Giuseppe Barilaro, anche quando è lontano, continua a raccontare una terra che considera parte della propria identità.
Il legno brucia, si incide, si lacera. Perde una parte di ciò che era e, proprio attraverso quella trasformazione, lascia emergere qualcosa di nuovo.
Nelle opere di Giuseppe Barilaro la materia non è semplicemente il supporto sul quale dipingere. È qualcosa con cui confrontarsi, quasi un corpo vivo sul quale il tempo e il gesto lasciano tracce.
Forse è anche per questo che, guardando la sua storia, diventa difficile separare completamente l’artista dai luoghi nei quali è cresciuto.
Giuseppe nasce a Catanzaro nel 1988, ma è Cotronei il paese della sua formazione umana, quello che ancora oggi indica quando parla delle proprie origini. Un territorio dell’entroterra calabrese fatto di terra, paesaggio, silenzi e memoria collettiva che, nelle sue parole, è entrato profondamente nel modo in cui guarda il mondo.
Prima delle gallerie, dei musei e delle esposizioni internazionali, però, c’è semplicemente un ragazzo a cui piace disegnare.
Quando dipingere diventa una scelta
La predisposizione per il disegno emerge presto.
Giuseppe studia all’Istituto d’Arte di San Giovanni in Fiore e successivamente all’Accademia di Belle Arti di Catanzaro, dove si specializza in Decorazione.
Ma raccontare questo periodo soltanto attraverso scuole e diplomi significherebbe perdere forse la parte più importante.
Anni dopo, parlando della propria storia, Barilaro avrebbe sintetizzato le difficoltà di quegli inizi attraverso una domanda semplicissima:
«Mangio o dipingo?»
Ha raccontato di provenire da una famiglia molto umile e di aver vissuto davvero, per un periodo, il contrasto tra le necessità della vita quotidiana e quel bisogno quasi irrinunciabile di continuare a dipingere.
È una frase che permette di guardare diversamente anche a tutto quello che verrà dopo.
Perché prima di essere una professione, l’arte è stata una scelta.
E Giuseppe ha continuato a scegliere di dipingere.
Il primo grande riconoscimento e il ritorno a Cotronei
Nel 2013 arriva una delle svolte.
Giuseppe Barilaro vince il Primo Premio nella sezione Pittura del Premio Nazionale delle Arti, riconoscimento promosso dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e dedicato agli studenti delle Accademie italiane.
Poche settimane dopo accade qualcosa che, nella storia che vogliamo raccontare, ha un significato particolare.
Il primo importante riconoscimento nazionale viene seguito da un ritorno nel paese in cui è cresciuto.
Nel novembre dello stesso anno, la Sala Consiliare del Comune di Cotronei ospita “E se fosse…”, indicata dalle cronache dell’epoca come la prima mostra personale di Giuseppe Barilaro. Una decina di opere e una riproduzione a grandezza naturale del lavoro con il quale aveva appena conquistato il Premio Nazionale delle Arti.
Prima di Teheran, New York, Firenze o dei musei, c’è quindi Cotronei.
C’è una comunità che apre le porte della propria Sala Consiliare a un giovane artista del paese e celebra un risultato che allora rappresentava soprattutto l’inizio di qualcosa.
Guardato oggi, quel momento assume un significato ancora diverso.
Il fuoco che non serve soltanto a distruggere
Negli anni Giuseppe costruisce progressivamente un linguaggio molto personale.
Uno dei materiali ai quali rimane maggiormente legato è il legno.
Ma non gli basta dipingerlo.
Lo brucia, lo incide, lo scortica, interviene sulla superficie fino a modificarne la forma. A pittura e combustione si affiancano resine, colle e altri materiali.
Detto in maniera semplice, Giuseppe fa qualcosa che potrebbe sembrare quasi contraddittorio: danneggia la materia per cercare ciò che può nascere da quella ferita.
Il fuoco distrugge, ma nello stesso momento trasforma.
Una superficie perfetta viene alterata e proprio le bruciature, le crepe e le imperfezioni diventano parte dell’opera.
È un modo di lavorare che negli anni finisce per parlare non soltanto di pittura, ma anche di memoria, fragilità, tempo e rinascita.
Al MacS di Catania, descrivendo il proprio lavoro, Barilaro ha spiegato che la sua ricerca consiste nel trovare continuamente qualcosa di nuovo dentro la materia.
Ed è forse questa una delle chiavi più semplici per entrare nella sua arte anche senza essere esperti.
Non bisogna necessariamente comprendere una tecnica.
Basta osservare quello che rimane dopo la trasformazione.
Partire per guardare il mondo
Intanto il percorso comincia ad allontanarsi geograficamente dalla Calabria.
Arrivano esperienze in Italia e all’estero, fino alla Cina, dove il suo lavoro viene esposto già nei primi anni della carriera. Seguono Roma, Milano e altre città italiane, mentre la dimensione internazionale diventa progressivamente sempre più importante.
Una delle esperienze più particolari arriva nel 2019 a Teheran, con una residenza presso la Sareban Art Gallery.
Non è soltanto l’occasione per esporre.
È un periodo nel quale una città completamente diversa entra direttamente nel suo modo di lavorare: l’architettura, le strade, le persone, le moschee, gli archi e persino conversazioni delle quali non comprende le parole diventano segni, impressioni e spunti che finiscono sulla tela.
È uno dei passaggi più interessanti del suo percorso perché racconta cosa significhi davvero, per un artista, andare lontano.
Non soltanto mostrare altrove ciò che si è già fatto, ma lasciarsi cambiare dai luoghi che si incontrano.
Il suo lavoro raggiunge anche gli Stati Uniti, con esperienze espositive a Miami e New York; proprio a New York due opere vengono acquisite da una collezione museale.
Le persone, la memoria e ciò che resta
Con il passare degli anni la ricerca di Barilaro diventa sempre più riconoscibile.
Nel 2022 il Complesso Monumentale del San Giovanni di Catanzaro ospita L’oblio dei corpi, personale curata dallo storico e critico d’arte Lorenzo Canova.
Circa cinquanta opere tra pittura, scultura e disegno costruiscono un percorso nel quale figure e corpi sembrano affiorare da superfici segnate dal tempo, dalla materia e dall’abbandono.
È come se il lavoro sul legno e sulle superfici acquistasse progressivamente anche un significato umano.
Le cose cambiano, vengono ferite, scompaiono.
Eppure qualcosa rimane.
La natura che torna dentro le opere
Anche il paesaggio torna progressivamente nel lavoro di Giuseppe.
Non sotto forma di vedute tradizionali, ma attraverso terra, vegetazione, campi e solchi che vengono assorbiti e restituiti attraverso il suo linguaggio.
Ed è difficile, a questo punto, non pensare anche ai luoghi della sua infanzia.
Per Barilaro la Calabria non è infatti soltanto una provenienza geografica.
Lui stesso racconta di essere cresciuto a Cotronei assorbendo un immaginario fatto di natura aspra, silenzi, riti, memoria e stratificazioni culturali. Elementi che continuano a riaffiorare nel suo sguardo anche quando l’opera non rappresenta direttamente la Calabria.
È uno dei punti in cui la sua storia personale e quella artistica sembrano incontrarsi maggiormente.
Dai musei alle nuove esposizioni
Nel frattempo arrivano altri riconoscimenti.
L’opera Lo Stagno, realizzata nel 2023 attraverso combustione e olio su legno, entra nella collezione del MacS – Museo Arte Contemporanea Sicilia di Catania.
Nel 2025 lo stesso museo gli dedica la personale Conosco i segni de l’antica fiamma, un titolo che sembra quasi racchiudere anni di ricerca attorno al fuoco, alla materia e alla trasformazione.
Nello stesso anno Firenze ospita Animae Salvae, personale alla Galleria La Fonderia, nella quale opere appartenenti a differenti periodi della sua carriera raccontano fragilità, metamorfosi e condizione umana.
Nel 2026 il suo lavoro entra poi nel dialogo tra passato e presente della mostra Barocco e Neobarocco da Rubens a Fontana, al Castello Imperiali di Francavilla Fontana, accanto a opere e artisti appartenenti a epoche molto diverse.
Un passaggio significativo per un pittore che, nonostante combustioni, lacerazioni e sperimentazioni, continua a riconoscere nella grande tradizione figurativa uno dei punti di partenza del proprio lavoro.
Partire per capire da dove si viene
Oggi Giuseppe Barilaro vive e lavora a Carrara.
Un’altra città fortemente legata alla materia: il marmo, la scultura, il lavoro degli artisti e degli artigiani.
Ma è proprio parlando della distanza che Giuseppe ha offerto forse la chiave più bella per leggere il proprio rapporto con Cotronei.
Ha raccontato che, per chi nasce in territori dalla forte identità, partire può diventare anche un modo per comprendere meglio il luogo dal quale si proviene.
La distanza, invece di cancellare le radici, può renderle più evidenti.
Per Giuseppe la Calabria continua a tornare nei colori, nelle atmosfere e in quella componente quasi arcaica che riconosce in alcune delle proprie opere. Cotronei rimane il luogo della crescita, della memoria e della prima mostra personale, ma anche qualcosa di più difficile da definire.
Una presenza che viaggia insieme a lui.
E quando gli è stato chiesto del rapporto con la propria terra, Giuseppe lo ha spiegato con poche parole:
«Porto quella casa con me nel mondo».
Forse è proprio questa frase a raccontare meglio di qualsiasi elenco di mostre perché la sua sia una storia di Cotronei nel mondo.
Perché il mondo, nel suo percorso, c’è davvero.
C’è la Cina. C’è Teheran. Ci sono Miami e New York. Ci sono Roma, Firenze, Milano, Catania e Carrara.
Ma dentro quella traiettoria continua a esserci anche il ragazzo cresciuto a Cotronei che aveva scelto di disegnare e poi, davanti alla domanda se fosse più ragionevole occuparsi delle necessità quotidiane o continuare a dipingere, aveva continuato a dipingere.
Dal legno bruciato può nascere una nuova forma.
Da una ferita può emergere qualcosa che prima non si vedeva.
E forse anche partire funziona allo stesso modo: ci si allontana da casa e, qualche volta, è proprio da lontano che si riesce a capire quanto quella casa sia rimasta dentro di noi.
Fonti e approfondimenti
- Profilo e collezione di Giuseppe Barilaro – MacS Museo Arte Contemporanea Sicilia
- Giuseppe Barilaro – Giovani Artisti Italiani
- “E se fosse…” – Prima personale a Cotronei
- “Confession” – Artribune
- Giuseppe Barilaro e la residenza artistica a Teheran – Exibart
- “Identità delle forme” – Gangemi Editore
- “L’oblio dei corpi” – Artribune
- Giuseppe Barilaro Studio House e attività a Carrara – Carrara Studi Aperti
- “Animae Salvae” – Mostra personale alla Galleria La Fonderia di Firenze
- “Conosco i segni de l’antica fiamma” – MacS Museo Arte Contemporanea Sicilia
- Giuseppe Barilaro e il rapporto con Cotronei: «Anche lontano porto casa con me» – LaC News24
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